12.05.2026

Accertamento di paternità: la verità biologica non basta

Accertamento di paternità: la verità biologica non basta

Tra DNA, interesse del minore e identità personale: cosa dice davvero la legge

Nel linguaggio comune si tende a credere che una prova del DNA sia sufficiente, da sola, a risolvere qualsiasi controversia sulla paternità.
Nel diritto di famiglia italiano, però, la questione è molto più complessa.

Negli ultimi anni la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: la verità biologica è importantissima, ma non è l’unico valore che il giudice deve tutelare.

Esistono infatti altri interessi costituzionalmente rilevanti:

  • la stabilità dello status di figlio;
  • l’identità personale del minore;
  • la continuità affettiva;
  • il diritto alla bigenitorialità;
  • il superiore interesse del minore sancito dall’art. 3 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.

Ed è proprio qui che nascono i contenziosi più delicati.

 

Accertamento giudiziale della paternità: cosa prevede la legge

L’azione di dichiarazione giudiziale di paternità è disciplinata dagli artt. 269 e ss. c.c.

L’art. 269 c.c. stabilisce che:

“La paternità e la maternità naturale possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso.”

La norma assume oggi un rilievo centrale dopo la riforma della filiazione introdotta dalla Legge n. 219/2012 e dal D.Lgs. n. 154/2013, che hanno eliminato ogni distinzione tra figli legittimi e figli naturali.

Oggi esiste un unico status di figlio.

L’azione può essere proposta:

  • dal figlio;
  • dal genitore esercente la responsabilità genitoriale;
  • dal tutore;
  • dagli eredi, nei casi previsti dalla legge.

L’azione è imprescrittibile per il figlio ai sensi dell’art. 270 c.c.

 

La prova della paternità: il DNA è decisivo?

Sì, ma con alcune precisazioni fondamentali.

L’art. 269, comma 2, c.c. prevede espressamente che:

“La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo.”

La giurisprudenza considera oggi gli accertamenti genetici lo strumento probatorio con il più alto grado di attendibilità scientifica.

La Corte di Cassazione ha più volte affermato che:

  • non esiste una gerarchia tra prove storiche e prova genetica;
  • il test del DNA può essere disposto anche in assenza di prova diretta dei rapporti sessuali;
  • il rifiuto ingiustificato di sottoporsi agli esami ematologici può costituire argomento di prova ex art. 116 c.p.c.

Tra le pronunce più rilevanti:

  • Cass. civ., sez. I, ord. n. 28444/2023;
  • Cass. civ., sez. I, ord. n. 35232/2024;
  • Cass. civ., sez. I, n. 12245/2025.

La Suprema Corte ha inoltre chiarito che il test genetico può essere eseguito anche su parenti stretti del presunto padre biologico, compresi i fratelli, qualora il presunto genitore sia deceduto o irreperibile.

 

Ma allora perché “la verità biologica non basta”?

Perché il diritto di famiglia moderno non tutela soltanto la verità genetica.

Tutela soprattutto la persona.

Ed è qui che la materia diventa estremamente delicata.

Nei procedimenti relativi allo status filiationis il giudice deve effettuare un bilanciamento tra:

  • favor veritatis;
  • interesse concreto del minore;
  • identità personale;
  • stabilità affettiva e familiare.

Questo orientamento è ormai consolidato sia nella giurisprudenza nazionale sia nella giurisprudenza convenzionale europea.

 

Il principio dell’interesse superiore del minore

L’art. 315-bis c.c. riconosce al figlio il diritto:

  • ad essere mantenuto;
  • educato;
  • istruito;
  • assistito moralmente dai genitori;
  • a crescere in famiglia;
  • a mantenere rapporti significativi con i parenti.

A sua volta, l’art. 337-ter c.c. pone al centro il principio del superiore interesse del minore.

Questo significa che il giudice non può limitarsi a chiedersi:

“Chi è il padre biologico?”

Deve invece domandarsi:

“Quale decisione tutela davvero il minore?”

È una differenza enorme.

 

La Cassazione: conta anche l’identità personale del figlio

Negli ultimi anni la Cassazione ha sviluppato un orientamento molto evoluto sul tema.

Secondo la Suprema Corte, l’identità personale del minore non coincide esclusivamente con il patrimonio genetico.

Essa comprende anche:

  • i legami affettivi consolidati;
  • la storia familiare vissuta;
  • la continuità relazionale;
  • il ruolo concretamente svolto dalla figura genitoriale.

La Cassazione ha chiarito che il favor veritatis non ha carattere assoluto.

Tra le pronunce più significative:

  • Cass. civ., sez. I, n. 5219/2024;
  • Cass. civ., ord. n. 2927/2025.

Secondo tali decisioni:

la tutela della stabilità dello status di figlio può prevalere sulla verità biologica quando il rapporto affettivo consolidato costituisce parte essenziale dell’identità del minore.

È un principio di enorme impatto pratico.

 

Il ruolo del curatore speciale del minore

Nei procedimenti più complessi il tribunale può nominare un curatore speciale del minore.

Ciò avviene soprattutto quando:

  • vi è conflitto di interessi con i genitori;
  • occorre tutelare autonomamente il minore;
  • la decisione incide profondamente sull’identità personale del figlio.

La Cassazione ha ribadito che il giudice deve ascoltare concretamente il minore capace di discernimento e valutare il suo interesse reale, non astratto.

 

Il rifiuto del DNA: cosa succede?

Uno degli aspetti più discussi riguarda il rifiuto del presunto padre di sottoporsi agli esami genetici.

La giurisprudenza è costante nell’affermare che:

  • nessuno può essere fisicamente costretto al test;
  • tuttavia il rifiuto non è neutro;
  • il giudice può valutarlo ai sensi dell’art. 116 c.p.c.

Ma attenzione: il rifiuto, da solo, non basta automaticamente a dichiarare la paternità.

Occorrono ulteriori elementi indiziari.

La Cassazione ha chiarito che:

il rifiuto assume rilevanza probatoria soprattutto se ingiustificato e accompagnato da altri elementi convergenti.

 

Accertamento di paternità e risarcimento del danno

L’accertamento giudiziale della paternità può avere anche conseguenze risarcitorie.

Negare consapevolmente il riconoscimento del figlio può integrare un illecito endofamiliare.

La Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno:

  • per privazione della figura paterna;
  • per sofferenza morale;
  • per lesione dell’identità personale;
  • per mancato mantenimento.

Particolarmente importante:

  • Cass. civ., ord. n. 22496/2021.

La Corte ha affermato che il protratto disinteresse del genitore può determinare responsabilità civile autonoma.

 

Le nuove frontiere del diritto di famiglia

Le controversie sulla filiazione oggi non riguardano più soltanto “chi ha generato”.

Riguardano:

  • identità;
  • relazioni;
  • equilibrio psicologico del minore;
  • responsabilità genitoriale;
  • continuità affettiva.

Il diritto di famiglia moderno si è progressivamente allontanato da una concezione puramente biologica della genitorialità.

La genitorialità, oggi, è anche relazione, cura, presenza e responsabilità.

Ed è proprio per questo che i giudici sono chiamati a decisioni sempre più complesse e altamente specialistiche.

 

Perché serve un’assistenza legale altamente qualificata

Le azioni relative allo status filiationis sono tra le più delicate dell’intero ordinamento civile.

Non riguardano soltanto norme giuridiche.

Riguardano:

  • equilibri familiari;
  • identità personali;
  • diritti costituzionali;
  • aspetti psicologici;
  • conseguenze patrimoniali e successorie.

Un errore processuale può avere effetti irreversibili.

Per questo, nei procedimenti di accertamento o contestazione della paternità, è essenziale affidarsi ad un professionista che conosca:

  • la normativa codicistica;
  • la giurisprudenza più recente;
  • le dinamiche psicoforensi;
  • le implicazioni probatorie degli accertamenti genetici;
  • le tecniche di tutela del minore nel processo familiare.

Oggi più che mai, nel diritto di famiglia, la verità biologica è solo il punto di partenza. Non sempre è il punto di arrivo.

Avv. Giovanna Sica

 Possiamo aiutarti?
Chat on WhatsApp